I COMUNICATI

 

Sono documenti con riflessioni in campo etico-economico attraverso i quali il Fondatore del Movimento delle Scuole “Etica ed Economia”, dott. Tullio Chiminazzo, raggiunge mensilmente dal gennaio 2004 circa 600 persone nel mondo. I destinatari sono Persone impegnate nella costruzioni di una società migliore e Persone che partecipano responsabilmente alle attività delle  “Scuole del Movimento”.

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Di seguito puoi leggere e stampare il contenuto dell’ultimo comunicato n. 1 del 26 gennaio 2017 e, in formato PDF, tutti i comunicati dell’anno. Puoi richiedere anche quelli degli anni precedenti.

 

COMUNICATO 1/2017


Guardare avanti con occhi da Bambini, per vedere davvero. Senza sapermelo spiegare mi sono convinto che l’anno 2017 sarà eccezionale, sotto ogni punto di vista. Quali siano le motivazioni di questa “visione” è difficile dirlo ma, anche inconsciamente, si ritorna spesso a voler comprendere ciò che origina le nostre “piacevoli” sensazioni. Si ripassano gli ultimi avvenimenti del 2016 con il desiderio di non perdere molto tempo perché l’importante, per ognuno di noi, è guardare al futuro in modo nuovo, con la prospettiva che ciò che veramente conta è il tempo che saremo chiamati a vivere, con spirito di accettazione e di gratitudine, se convinti che la vita è un “dono”. Difficile da spiegare a tutti coloro che soffrono situazioni precarie perché provati da eventi atmosferici, da guerre, da emigrazioni, o perché endemicamente costretti ad una vita di privazione, di sofferenze e di esclusione. Difficile da spiegare ai milioni di bambini che soffrono fame e freddo, con disagi di ogni tipo e, per primi, quelli dell’anima; la mancanza di affetti, di calore umano dei genitori e dei fratellini. E allora ti può assalire il turbamento, il desiderio di fare qualcosa, di essere portatore di un qualche rimedio, di un qualche aiuto, di piccole rinunce. Esamini i fenomeni politici e sociali, cerchi di comprendere quante e quali cose abbiamo sbagliato, in una società, troppo spesso, egoistica e cieca. Ma non può essere che tutti siamo ciechi verso le sofferenze degli altri. Può essere che la storia dell’umanità abbia preso un verso voluto da alcuni ma non desiderato da molti. Può essere che i maggiori mali sociali, spesso identificati nelle degenerazioni dell’economia e della finanza, le disgregazioni e le contrapposizioni ideologiche, siano solo degli avvenimenti nella storia dell’umanità. Può essere che basti lasciarsi trasportare dalla bellezza, dalla verità, dalla libertà e dagli affetti per vivere tutti una vita migliore, considerandola, così com’è, un dono. Può essere, ma nel frattempo a tutti noi compete impegnarci e mettere a frutto i talenti ricevuti se vogliamo realizzarci, se desideriamo tendere alla felicità come ad uno stato di serenità, di accoglienza della vita, la nostra e quella degli altri. Ma il bambino, quello che alberga in ognuno di noi e che solo perché lontano nel tempo non riusciamo a scorgere più nitidamente, quel bambino cosa ci può suggerire? Comprendiamo, ora sì, che serve saperci spogliare dal peso dello spazio e del tempo nel quale viviamo per “vedere” la strada da percorrere. Serve denudarsi dai nostri perbenismi, dai nostri legami col passato, col male compiuto o col mancato bene esercitato, per pensare che è sufficiente chiedere scusa, perdono. A chi? A noi stessi, prima di tutto. Per non aver saputo liberarci dai vincoli del nostro egoismo, dalle incapacità a comprendere la strada da percorrere. Dall’incapacità a leggerci dentro, con occhi da bambini, non per guardare ma per vedere e far sì che ciò che vediamo diventi servizio alla vita, al futuro e al domani, all’Altro. Da bambino mi è stato insegnato che la sofferenza fortifica, che senza sacrificio non si raggiungono risultati, che serve rispettare gli altri, che da grande avrei capito molte cose. Da grande ho capito molte cose ma ne ho dimenticate altrettante che avevo imparato da bambino. Ho appreso come si leggono i fenomeni economici ed ho vissuto un mondo costellato da contrapposizioni, le più cattive quelle ideologiche. Nella maggior parte dei casi ho trovato persone che mi hanno insegnato che i fenomeni economici sono avulsi dall’etica, cioè dalla persona, dalla bellezza, dalla libertà e dall’amore, in nome di un maggior risultato da raggiungere, in nome di più soldi e più potere da realizzare. Ancorato a quel bambino che è dentro di me, a quei primi sentimenti, a quelle lontane convinzioni, mi sono accorto che così non è. Chi ha più soldi non è più felice ma ha maggiori responsabilità di chi i soldi non li ha. Chi ha soldi, come chi ha potere, ha il dovere di mettere a frutto ciò che possiede per migliorare le condizioni sue, della propria famiglia e dell’intera società. Non gli viene meno la possibilità di essere felice ma ciò è per lui raggiungibile in una diversa dimensione, sempre umana. Ho anche capito che dividere l’umano (l’etica) dall’economico, se pure richiamando filosofi ed economisti insigni, è stato ed è un errore, ed è sbagliato non reclamarlo con forza, anche se quasi tutta la società sostiene la divisione tra etica ed economia, come una verità assoluta. È la degenerazione degli adulti che “traduce” in modo così incomprensibile e deviato semplici avvenimenti quotidiani. Ora, ritornando a quel bambino, sento forte l’impegno di dire che se nelle scuole di ogni ordine e grado venisse proposta la disciplina “etica ed economia”, insieme, senza distinzioni, senza complicazioni dialettiche che solo i presunti dotti sanno ben argomentare, allora sì sarebbe agevolata la comprensione di fenomeni che potrebbero renderci più facile il cammino. È vero che sono gli adulti che possono cambiare il corso della storia ma è altrettanto vero che lo possono fare solo se sapranno mettersi in ascolto di quel bambino che alberga in ognuno. È comunque questo il pensare di un bambino che sogna ad occhi aperti ma che desidera vedere davvero, affinché il pezzo di strada percorsa assieme agli altri, prima da bambino e poi da adulto, possa condurre a quella “Casa comune” più bella e più piacevole per tutti, per valorizzare le diversità di ognuno anziché contrapporle nel rincorrere un bene esclusivo e personale che non esiste. La condivisione tra le persone, piccole e grandi, innesta un effetto moltiplicatore capace di creare bene comune e bene personale al quale ognuno deve tendere, per sé, per la propria famiglia e per l’intera comunità nella quale è chiamato a vivere.

 

Bassano del Grappa, 26 gennaio 2017                                                         Tullio Chiminazzo

 

 

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